IT   
EN


 




EDITION

2011
 
 
 
 



  Home   l   Prize   l    Hall of Fame   l    Reports   l   News   l   Links   l   Themenos

   


IL PREMIO PIRANESI

La Nascita del Premio Piranesi dallo Spirito del Prix de Rome
Il Seminario Internazionale di Museografia di Villa Adriana ed il Premio di Archeologia e Architettura “Giambattista Piranesi”, ad esso connesso, nascono nel maggio del 2003 da una proposta di Pier Federico Caliari formalizzata in una triangolazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, diretta da Anna Maria Reggiani, la Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano e la Penn State University di Roma, a cui si sono aggiunte, in seconda battuta a completamento del quadro degli enti fondatori, la Prima Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni” dell’Università La Sapienza di Roma e la Facoltà di Architettura dell’Università “Federico II” di Napoli.
Con l’obbiettivo principale di restituire all’architettura il suo intimo legame con l’archeologia, e di ridare un senso umanistico alla didattica universitaria ed alla ricerca scientifica, il Premio Piranesi si pone programmaticamente e ideologicamente in continuità con la tradizione del Grand Prix de Rome, il celebre riconoscimento annuale all’alta formazione classica degli architetti francesi, istituito nel 1713 dall’Académie Royale d’Architecture, da svolgersi presso la sede dell’Accademia di Francia a Roma, e abolito dopo il maggio del 1968.
Ancorato stabilmente ai luoghi della sua sede deputata, la Villa tiburtina dell’imperatore Adriano, grande paradigma per l’architettura antica così come per l’architettura contemporanea, il Premio Piranesi ha raccolto in breve tempo un consenso sempre più allargato, fino a stabilire attorno a sè un quadro di collaborazioni composto dalle più importanti Istituzioni dello Stato e del mondo universitario e della cultura a livello internazionale.
Nell’ottobre 2004 viene istituito, su proposta del Direttore Generale per l’Architettura e l’Arte contemporanee, architetto Pio Baldi, il Premio Piranesi_DARC 2005, con l’intento di affiancare all’iniziale formula incentrata su una produzione di tipo teorico dimostrativo, una progettualità pragmatica finalizzata alla realizzazione di vere e proprie installazioni all’interno del sedime archeologico di Villa Adriana.

Premio Piranesi e prospettiva museografica
Il Seminario di Villa Adriana, diretto dalla prima edizione da Luca Basso Peressut, con il coordinamento generale di Pier Federico Caliari, e internazionale di Romolo Martemucci, coadiuvati dal Comitato di Coordinamento Didattico composto da Benedetta Adembri, Alessandro Camiz, Anna Pia Parente e Carola Gentilini, è un istituto scientifico didattico che ha per oggetto la museografia, rivolta all’archeologia.
L’obbiettivo principale del Premio e del Seminario ad esso propedeutico, non è quello, ovviamente, di arrestare il processo di autonomia specialistico-disciplinare che ha scisso la cultura architettonica da quella archeologica (cosa naturalmente improponibile), quanto quello di costruire un ponte capace di collegare i due saperi, istituzionalizzando percorsi metodologici comuni ed un linguaggio interdisciplinarmente riconosciuto.
Questo progetto si fonda su un intervento alla base, mediante un deciso lavoro sui fondamentali, a partire cioè dalla formazione e sensibilizzazione stessa degli studenti, in un quadro molto ampio di provenienze culturali, con la finalità di restituire dignità culturale e metodologica al profilo dell’architetto umanista.
E da questo quadro emerge anche, in modo chiaro, che la disciplina cui maggiormente si riconoscono le potenzialità per offrire un terreno franco di interlocuzione è la museografia, disciplina del progetto, della conservazione e del restauro assieme, finalizzata alla lettura e trasmissione del bene archeologico.
L’idea, tuttavia, di mettere in relazione una disciplina come quella della museografia, con uno dei contesti archeologici tra i più importanti del mondo, non è casuale. Le discipline legate alla presentificazione delle collezioni e dei loro spazi architettonici, così come le loro tecniche analitiche, sembrano aver maturato storicamente una maggiore consapevolezza, relativa al rapporto tra antico e nuovo, di quanto non abbiano saputo dimostrare discipline operanti a scale più ampie e forse, probabilmente più complesse. Ma, proprio l’esperienza museografica italiana -e qui, senza volontà di ridondanza, vanno citati ancora una volta i maestri del Dopoguerra italiano, del cui insegnamento sembra che alla fine non se ne possa fare a meno- dimostra che la sensibilità della piccola scala nei confronti dell’antico è passata attraverso un sensibile processo di maturazione e perfezionamento, tale da costruire una consapevolezza che somiglia ad una certezza: il rapporto critico esistente tra manufatti antichi ed istanze progettuali della modernità (con i suoi contenuti di valorizzazione, comunicazione e interpretazione dei “palinsesti”) passano inevitabilmente attraverso la riflessione metodologica propria della museografia. La museografia, in sostanza, sembra assumere su di sé il carico di mediazione tra mondi che appaiono lontanissimi e discipline che sembrano appartenere a fronti opposti. La museografia come campo di applicazione, come luogo di scambio tra cultura del progetto e cultura della conservazione dei beni culturali.
Rispetto a questo quadro, ed accanto ad esso, sembra però importante e strategico rilevare l’istituirsi, della riflessione museografica anche a diverse scale di progetto. Il concetto di musealizzazione, il primo, forse, capace di stabilire una relazione seria e credibile tra architettura e archeologia tanto da essere ampiamente condiviso interdisciplinarmente, è di fatto un’idea, per così dire, “proporzionale”, operante su più livelli d’intervento senza sostanziali mutazioni metodologiche. Il concetto di musealizzazione è infatti, di default, un principio, un paradigma, e non una declinazione. Musealizzare significa ragionare attraverso le categorie del museo, senza passare per le specificità della divisione del lavoro. L’applicazione del paradigma museo (témenos, collezione, ostensione) opera proporzionalmente alle diverse scale senza mutare morfologia del ragionamento. Così l’atteggiamento museografico di fondo permea il taglio culturale e di metodo che sta alla base della ripartizione scientifico-didattica, assunta dal Seminario, in tre aree tematiche: archeologia e paesaggio; museo, archeologia e architettura, e archeologia, interni e allestimento, stabilendo tre scale d’intervento, da quella urbana infrastrutturale intesa a studiare il rapporto tra “enclave” archeologica, percorsi di visita, reti e paesaggio, a quella di dettaglio, operativa alla scala dell’allestimento come topos del confronto critico tra arte e pubblico.

Villa Adriana come paradigma
E’ infine interessante osservare come i contributi al Seminario di Villa Adriana, cioè tutti i progetti e tutti gli scritti che si sono succeduti nel tempo e che oggi ne costituiscono l’insostituibile patrimonio, sono per loro natura materiali eterogenei: questo fatto, estremamente positivo per un’apertura ampia e multidisciplinare al dibattito, è dovuto principalmente a due fattori: il primo è per certi versi quasi scontato, ed è relativo alla differente provenienza culturale e formazione dei soggetti coinvolti, che esibiscono nei loro lavori e nelle loro riflessioni, tensioni e attese articolate su territori ed esperienze molto specifiche. Il secondo, sicuramente più pregnante, è dovuto al fatto che Villa Adriana è un paradigma. E come tale articola tutta una serie di coniugazioni che di fatto attivano un dibattito estremamente esteso.
Villa Adriana è un paradigma nel senso che è un luogo fisico e mentale che non cessa di essere attivo e pulsante nel sensibilizzare ed emozionare esteticamente, evocare e narrare il suo essere nel tempo antico e contemporaneamente nel tempo di oggi, produrre e costruire pensieri di architettura. Villa Adriana è una delle più grandi lezioni di architettura del mondo occidentale, e ogni volta che s’incontra, rappresentata sui libri o vissuta nei suoi luoghi silenziosi, se ne esce con qualcosa di più tra le mani.
Villa Adriana è un punto di partenza. La reggia di Adriano non smette mai di stupire; sempre uguale e sempre diversa. Come il principe che la desiderò, “multiplex et multiformis”.
E così, solo pochi altri luoghi al mondo possono essere così pregnanti e decisivi per un giovane futuro architetto-archeologo che con essa si confronta e si completa.
Villa Adriana resterà sempre una tappa fondamentale nella sua formazione, nel prendere forma della sua sensibilità intellettuale, nell’istituirsi del suo credo progettuale, nel dispiegarsi delle sue visioni.
Una sola cosa non va fraintesa. Per confrontarsi con la villa è necessario mettersi al suo livello, rispettarla come e più di se stessi, ma mai porsi in inferiorità psicologica. Il pensiero deve sempre volare alto. La Villa di Adriano non accetta atteggiamenti low profile, non accetta riduzioni di complessità.
Per confrontarsi con la villa è necessario mettersi nei panni dell’architetto dell’imperatore.


                                       

© Premio Piranesi 2006